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markribe

Colesterolo e Sirvastatina

Salve, ho colesterolo alto, anzi congenito e il mio medico di famiglia me lo fa trattare coin Sirvastatina. Da un pò di tempo ho notato sicuramente un abbassamento ovviamente faccio rinunce a tavola e sto cercando di fare più moto. Passeggiate nel weekend e a volte anche al mattino presto. Mi piacerebbe scoprire se mettere degli integratori di riso fermentato potessero migliorare i risultati. Inoltre se vi fossero controindicazioni nell'assunzione assieme dei prodotti.

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Associazione Italiana Cardiopatici Congeniti Adulti

Farmaci colesterolo alto legati a aumento rischio di diabete

I farmaci in uso per ridurre il colesterolo nel sangue, le statine, potrebbero aumentare il rischio di sviluppare diabete. L'azione di questi farmaci potrebbe determinare un peggioramento della sensibilità all'insulina (l'ormone prodotto nel pancreas che serve a regolare la concentrazione di zucchero nel sangue - glicemia) e il declino della produzione dell'ormone stesso. Lo sostiene uno studio condotto da Bruno Stricker, dell'Erasmus Medical Centre, in Olanda, pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology. Questo lavoro, che, precisa Salvatore Piro dell'Università di Catania in un'intervista all'ANSA, è uno 'studio prospettico osservazionale', ha coinvolto 9535 individui di oltre 45 anni monitorati per un tempo medio di 15 anni. Nessun partecipante soffriva di diabete all'inizio del lavoro. Dall'osservazione è emerso che, chi assumeva statine, presentava un rischio del 38% maggiore di sviluppare diabete nel corso della durata dello studio. Più in generale i partecipanti che assumevano statine presentavano un grado maggiore di insulino-resistenza (cioè il loro organismo rispondeva meno all'ormone). Cionondimeno, sottolinea Piro che è anche Segretario Nazionale della Società Italiana di Diabetologia, va precisato che i soggetti più a rischio di ammalarsi erano quelli in sovrappeso o già di per sé con fattori di rischio per il diabete. "I risultati di questo studio - rileva l'esperto SID - confermano l'associazione tra utilizzo di statine e rischio di sviluppare diabete; queste evidenze erano già emerse nel 2008 con lo 'studio Jupiter' e sono state verificate recentemente anche dal punto di vista molecolare dal mio gruppo di ricerca, esponendo le isole pancreatiche umane (il tessuto pancreatico che produce insulina) alle statine e vedendo le alterazioni indotte da questi farmaci" - spiega Piro. Con il nostro studio abbiamo constatato la riduzione della secrezione insulinica". "Tuttavia, ad oggi, rispetto al rischio di sviluppare diabete risulta sempre maggiore il benefico delle statine in termini di prevenzione cardiovascolare - sottolinea Piro.

colesterolo diabete
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Associazione Italiana Cardiopatici Congeniti Adulti

Con la menopausa il colesterolo "cattivo" tende a aumentare.

La menopausa è un momento molto dedicato per la salute di una donna, durante il quale si verificano alterazioni ormonali e metaboliche che possono ripercuotersi sul benessere generale dell’organismo. E’ poi noto che le donne sottostimano in particolare il rischio di malattie cardiovascolari perché in età fertile sono sotto un certo punto di vista «protette» nei confronti di queste patologie. Nelle donne, il livello di colesterolo LDL può essere abbassato dagli estrogeni. Ecco perché, nonostante gli uomini siano in generale più soggetti al rischio di attacchi cardiaci, dopo la menopausa il rischio aumenta per le donne. Secondo le stime, in Italia circa il 40% delle donne in menopausa soffre di ipercolesterolemia. Anche l’azione della tiroide può influire sulla concentrazione di colesterolo nel sangue: l’ipotiroidismo, ovvero una condizione di carenza di ormoni tiroidei, favorisce il colesterolo alto. Un’altra patologia spesso associata all’ipercolesterolemia è il diabete. Alcune persone risultano più predisposte di altre al colesterolo alto a causa di un fenomeno conosciuto come ipercolesterolemia familiare. Si tratta di un’anomalia genetica ereditaria che provoca l’aumento del livello di colesterolo LDL nel sangue. È possibile identificare la presenza di questo fenomeno grazie a un test genetico che avviene tramite prelievo di sangue. Altre cause dell’ipercolesterolemia sono rappresentate dall’ossidazione del colesterolo “cattivo” causata dai radicali liberi, che favorisce la formazione di placche potenzialmente pericolose nei vasi sanguigni. Il vizio del fumo può causare questo problema: le sostanze contenute nelle sigarette, tra cui la nicotina, riducono l’azione del colesterolo “buono” e incoraggiano quindi la formazione delle placche di colesterolo LDL nel sangue. In ultimo, persino lo stress può essere responsabile del colesterolo alto. Nelle donne con elevato rischio cardiovascolare può rendersi necessario (dietro consulto con il medico di base e con un cardiologo) il ricorso a farmaci specifici, come le statine.

menopausa estrogeni cuore donna colesterolo
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A.M.A. Cuore Bari

AHA /1 Colesterolo: presentate le nuove linee guida delle società americane di cardiologia

La nuova edizione delle linee guida dell’American Heart Association (AHA) e dell’American College of Cardiology (ACC)sul colesterolo sono sempre più ‘sartoriali’ e danno grande importanza alla stratificazione del rischio nel singolo paziente per dare ad ognuno la giusta terapia rispetto al suo personale rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare aterosclerotica. Introdotto il nuovo concetto dei ‘fattori che aumentano il rischio’. Presentata a Chicago, al congresso dell’American Heart Association, la nuova edizione delle linee guida è pubblicata in contemporanea su Circulation su JACC. Nella giornata dedicata ai Veterani di guerra negli Stati Uniti, al congresso dell’American Heart Association (AHA) in corso a Chicago, torna in scena un grande classico della prevenzione cardiovascolare: le linee guida sul trattamento del colesterolo nell’edizione aggiornata 2018. Il documento di 78 pagine, pubblicato su Circulation e su JACC, è stato redatto dalla task force dell’AHA e dell’ACC (American College of Cardiology), in collaborazione con varie altre società scientifiche americane; a siglare questa nuova edizione delle linee guida come primo nome è Scott Grundy. Il colesterolo elevato non fa mai bene, a qualsiasi età, perché aumenta il rischio di incorrere in un infarto o in un ictus nel corso della vita. Il primo passo verso la salute del cuore e dei vasi secondo gli esperti è dunque quello di condurre uno stile di vita adeguato, per poi ricorrere ai farmaci, secondo un approccio a gradini, qualora il rischio fosse troppo elevato e i livelli di colesterolo LDL non a target. Questa nuova edizione delle linee guida si contraddistingue per dettagliare e individualizzare il rischio dei pazienti in maniera molto più puntuale che in passato, per arrivare a personalizzare realmente le opzioni di trattamento. Una delle nuove strategie di stratificazione del rischio è rappresentata dalla valutazione del calcio coronarico (CAC score). Le statine restano la prima scelta di trattamento per ridurre i livelli di LDL, ma nei soggetti ad alto rischio o che già abbiamo avuto un ictus o in infarto, le linee guida suggeriscono l’aggiunta anche di altre terapie non statiniche, come l’ezetimibe e gli inibitori di PCSK9. “Questo aggiornamento delle linee guida – commenta Ivor Benjamin, presidente dell’American Heart Association – sottolinea l’importanza di uno stile di vita sano, di modificare le abitudini sbagliate, di individuare e trattare per tutta la vita i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari aterosclrotiche. Avere il colesterolo alto, aumenta questo rischio a qualsiasi età. Ecco perché è così importante che fin da giovani si conduca una vita sana e si capisca l’importanza di tenere il colesterolo sotto controllo.” “Il trattamento dell’ipercolesterolemia non può essere a taglia unica – afferma Michael Valentine, presidente dell’American College of Cardiology - Negli ultimi cinque anni, abbiamo imparato molte cose sulle nuove opzioni di trattamento e su quali pazienti ne possano beneficiare. Queste linee guida forniscono ai medici una roadmap e degli strumenti per aiutare i loro pazienti a comprendere e a gestire il loro rischio per vivere una vita non solo più lunga, ma in salute”. Questi i principali take home message della nuova edizione: 1. Consigliare sempre a tutti uno stile di vita salutare durante tutto il corso della vita; questo riduce il rischio di ammalarsi di patologie cardiovascolari aterosclerotiche a tutte le età. Nei più giovani, uno stile di vita sano può ridurre lo sviluppo dei fattori di rischio e rappresenta dunque la base per ridurre il rischio aterosclerotico. Nei soggetti di 20-39 anni, una valutazione del rischio facilita il dialogo sul tema prevenzione con il proprio medico e mette in evidenza l’importanza degli sforzi volti a correggere lo stile di vita. Il trattamento basato sulla correzione dello stile di vita a tutte le età è il principale intervento da perseguire per la sindrome metabolica. 2. Nei soggetti con patologie cardiovascolari aterosclerotiche (ASCVD), è necessario ridurre il colesterolo LDL con una terapia a base di statine ad alta intensità o con la dose massima tollerata di statine. Più si riduce l’LDL con le statine, maggiore sarà la riduzione del rischio. Il consiglio delle linee guida è dunque di utilizzare la posologia massima tollerata di una statina per ridurre i livelli di LDL ? 50%. 3. Nei soggetti ad altissimo rischio di patologie cardiovascolari aterosclerotiche(sono i soggetti con una storia di multipli eventi ASCVD o con un evento ASCVD e multiple condizioni ad alto rischio), il target terapeutico di LDL da raggiungere è 70 mg/dl, anche aggiungendo alla statina una terapia non statinica, come l’ezetimibe. Nei soggetti ad altissimo rischio che presentino un colesterolo LDL ? 70 mg/dl, le linee guida consigliano di aggiungere alla terapia con statine ed ezetimibe anche un inibitore di PCSK9, “sebbene la safety a lungo termine (cioè oltre i 3 anni) non sia certa e questi farmaci ai prezzi attuali presentino una bassa costo-efficacia”. 4. Nei soggetti con grave ipercolesterolemia primaria(valori di LDL ?190 mg/dl), le linee guida raccomandano di iniziare la terapia con una statina ad alta intensità, anche senza calcolare il rischio di ASCVD a 10 anni. Se il livello di LDL rimane ?100 mg/dl, il consiglio è di aggiungere ezetimibe; se l’LDL fosse ancora ?100 mg/dl nonostante la terapia con statina ed ezetimibe, le linee guida raccomandano l’aggiunta di un inibitore di PCSK9 “sebbene la safety a lungo termine (cioè oltre i 3 anni) non sia certa e questi farmaci ai prezzi attuali presentino una bassa costo-efficacia”. 5. Nei soggetti di 40-75 anni con diabete mellito e LDL ?70 mg/dl, le linee guida raccomandano di iniziare con una statina a intensità moderata, anche senza calcolare il rischio di ASCVD a 10 anni. Nei soggetti diabetici a maggior rischio, quali quelli con multipli fattori di rischio o quelli di 50-75 anni, è ragionevole prescrivere una statina ad alta intensità per ridurre i livelli di LDL di ?50%. 6. Negli adulti di 40-75 anni valutati per la prevenzione primaria di malattie cardiovascolari aterosclerotiche, è necessario che il medico discuta con il paziente l’opportunità di iniziare una terapia con statine. La conversazione dovrà toccare tutti i principali fattori di rischio (fumo di sigaretta, ipertensione, livello di LDL, emoglobina glicata, e calcolo del rischio di ASCVD a 10 anni), la presenza di fattori in grado di peggiorare l’impatto dei fattori di rischio (vedi numero 8), i potenziali benefici di uno stile di vita sano e delle statine; i potenziali effetti indesiderati e le interazioni farmacologiche; il costo della terapia con statine; le preferenze del pazienti vanno tenute presenti, in un processo decisionale condiviso. 7. Negli adulti di 40-75 anni senza diabete, con valori di LDL ?70 mg/dl e un rischio di ASCVD a 10 anni ?7,5%, le linee guida raccomandano di iniziare il trattamento con una statina a moderata intensità, se dopo aver ragionato con paziente di opzioni terapeutiche, il paziente abbia accettato di assumere una statina. La presenza di fattori favorenti il rischio suggerisce la terapia con statine. Se lo stato di rischio rimane incerto, un’opzione è rappresentata dalla valutazione del calcio coronarico (vedi n. 9). Se è indicata la terapia con statine, l’obiettivo terapeutico è di ridurre i valori di LDL ? 30%;ma se il rischio a 10 anni è ? 20%, allora la riduzione dei valori di LDL dovrà essere ? 50%. 8. Negli adulti di 40-75 anni senza diabete e con un rischio di ASCVD a 10 anni ‘intermedio’ (7,5% - 19,9%), la presenza di fattori favorenti il rischio suggerisce l’avvio di una terapia con statine. Per ‘fattori favorenti il rischio’ si intendono: storia di ASCVD familiare prematura, livelli di LDL persistentemente elevati (? 160 mg/dl), sindrome metabolica, malattia renale cronica, storia di preeclampsia o di menopausa prematura (cioè prima dei 40 anni), disordini infiammatori cronici (come artrite reumatoide, psoriasi, o infezione da HIV); appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (come i sud-est asiatici), elevazione persistente dei trigliceridi (?175 mg/dl); eventuale aumento dell’apolipoproteina B (? 130 mg/dl), proteina C reattiva ad elevata sensibilità ? 2,0 mg/dl, indice caviglia-braccio < 0,9 e lipoproteina (a) ?50 mg/dl. La presenza di questi fattori favorenti il rischio potrebbe suggerire l’inizio di una terapia con statine nei soggetti con rischio cardiovascolare a 10 anni ‘bordeline’ (tra il 5% e il 7,5%). 9. Negli adulti di 40-75 anni senza diabete, con valori di LDL da ?70 mg/dl a 189 mg/dl e un rischio di ASCVD a 10 anni intermedio (7,5% - 19,9%), se si è incerti nell’iniziare o meno una terapia con statine, si può ricorrere alla misurazione del calcio coronarico (CAC).Se il CAC è zero, allora si potrà evitare e rimandare il trattamento con statine, tranne nei fumatori, nei soggetti con diabete, e in presenza di una storia familiare importante di ASCVD prematura. Un CAC score da 1 a 99 suggerisce l’inizio di una terapia con statine, soprattutto al di sopra dei 55 anni. La terapia con statine è infine indicata in tutti i soggetti con CAC score ? 100. 10. Valutare l’aderenza e la percentuale di risposta (rispetto ai valori basali) ai farmaci ipocolesterolemizzanti e al cambiamento di stile di vita, attraverso ripetute misurazione dei lipidi plasmatici4-12 settimane dopo l’avvio della terapia con statine o dopo un adeguamento posologico, che andrà poi ripetuto ogni 3-12 mesi se necessario. Nei soggetti ad altissimo rischio, un valore di LDL ? 70 mg/dl dovrebbe portare all’aggiunta di terapie non statiniche. Le linee guida consigliano di effettuare il primo esame del colesterolo tra i 9 e gli 11 anni, poi di nuovo verso i 17-21 anni. Non esistono al momento evidenze sufficienti per dare consigli precisi sul timing del controllo del colesterolo nei giovani adulti.

linee guida colesterolo
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A.M.A. Cuore Bari

L’esercizio fisico diventa farmaco dopo un infarto

La Riabilitazione Cardiologica è secondo l’ESC, Società europea di cardiologia , “la somma degli interventi richiesti per garantire le migliori condizioni fisiche, psicologiche e sociali in modo che i pazienti con cardiopatia cronica o dopo episodio acuto possano conservare o riprendere il proprio ruolo nella società”. A Bari dal 19 e 20 ottobre, inizio ore 9, gli esperti nazionali di Riabilitazione cardiovascolare s’incontrano nel Congresso GICRIACPR Puglia “Prevenzione e riabilitazione in cardiologia” nell’Auditorium “Giovanni Ianni”, Comando Polizia Municipale Via P. Aquilino, Bari – Japigia per confrontarsi su percorsi assistenziali, tecniche, novità diagnostiche e farmacologiche. Combinando la prescrizione dell’attività fisica con le modifiche del profilo di rischio, la riabilitazione cardiologica ha come fine ultimo quello di favorire la stabilità clinica del paziente, di ridurre il rischio di successivi eventi cardiovascolari e ridurre le disabilità conseguenti alla cardiopatia. Come gli stessi organizzatori, Rocco Lagioia, Andrea Passantino e Domenico Scrutinio di Istituti Clinico Scientifici Maugeri, Cassano Murge, evidenziano, gli effetti favorevoli della Riabilitazione Cardiologica e della Prevenzione comprendono: • Riduzione della mortalità, soprattutto di morte improvvisa nel primo anno dopo infarto miocardico • Miglioramento della tolleranza allo sforzo, dei sintomi di angina e di scompenso • Miglioramento del profilo di rischio cardiovascolare • Miglioramento della qualità di vita • Più frequente ritorno al lavoro • Maggiore autonomia funzionale I programmi riabilitativi si basano sulla valutazione dei seguenti punti: • Stima del rischio cardiovascolare globale; • Identificazione di obiettivi da raggiungere per ciascun fattore di rischio; • Preparazione di un programma di trattamento individuale. Per svolgere un’attività di questo tipo è necessaria la sinergia di diverse figure professionali in grado di collaborare con gli specialisti cardiologi quali l’infermiere professionale, il terapista della riabilitazione, lo psicologo e il dietologo. «Scopo di questo congresso – ha commentato Rocco Lagioia, direttore Riabilitazione cardiovascolare ICS Cassano Murge – è affrontare le varie problematiche inerenti alla riabilitazione cardiologica allo scopo di favorire maggiori conoscenze sull’argomento da parte delle diverse figure professionali coinvolte nel processo e di conseguenza migliorare il trattamento dei pazienti affetti da cardiopatia cronica». Tanti e qualificati gli esperti che interverranno: Piero Fiore, Marco Guazzi, Alfonso Galati, Marco Ciccone, Carlo D’Agostino, Davide Traversa, Paolo Colonna, Roberto Predetti, Vito Vulpis, Gaetano Contegiacomo, Massimo Grimaldi, Domenico Antonelli, Enza Colavito. E’ prevista, al termine dei lavori della prima mattina la Tavola Rotonda dal titolo “Dopo il crollo la ricostruzione”. Sarà l’occasione per specificare il ruolo del Caregiver e dell’impegno del volontariato nell’Auto Mutuo Aiuto. La prescrizione dell’attività fisica in un progetto “sartoriale” studiato per la persona colpita da un evento acuto cardiovascolare serve a migliorare il potenziale di salute residuo e aumentare qualità e quantità di vita.

farmacologia infarto caregiver cuore
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A.M.A. Cuore Bari

COLESTEROLO BUONO NON FA BENE/ Livelli di Hdl troppo alti sono dannosi

La notizia legata al colesterolo buono non deve però essere fuorviante e deve essere presa con le molle. I livelli di Hdl non devono essere troppo alti e la credenza che un certo tasso nel sangue di colesterolo buono sia positivo rimane vero. Ciò che è stato scoperto è che se troppo alto può causare dei problemi seri. Nuove fasce di misurazione che danno delle indicazioni anche abbastanza precise. Con queste indicazioni sarà dunque possibile ostacolare ancora maggiormente quelli che possono essere eventuali problemi cardiovascolari. Sicuramente con questa scoperta la medicina fa l'ennesimo balzo in avanti per prospettare un futuro in cui la salute sia la parola d'ordine principale. Una scoperta che obbligherà dunque a una revisione nell'assunzione di quegli alimenti che apportano un deciso aumento del colesterolo buono nel sangue. (agg. di Matteo Fantozzi) "RISCHIO DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI" Livelli troppo elevati di colesterolo Hdl, il cosiddetto "colesterolo buono", può provocare un aumento della mortalità cardiovascolare. E' quanto emerso da una recente pubblicazione e che ha innescato il dubbio sui reali rischi derivanti dal colesterolo per la salute stessa del cuore. Ma perché il colesterolo buono può diventare cattivo e trasformarsi in una sorta di killer silenzioso? "Sebbene al momento la risposta sia sconosciuta una possibile spiegazione è che il colesterolo Hdl estremamente elevato possa rappresentare un Hdl 'disfunzionale' che, invece di proteggere dalle patologie cardiovascolari, le può favorire", ha spiegato Allard-Ratick autore di un recente studio che ha contribuito a smontare letteralmente il mito del grasso Hdl amico di cuore e arterie. I dati della ricerca, dunque, andrebbero a smentire anche le rassicurazioni che fino ad oggi i medici hanno destinato ai loro pazienti in attesa di nuovi studi che possano fare maggiore luce sulle reali conseguenze derivanti da livelli troppo elevati di Hdl. (Aggiornamento di Emanuela Longo) “ELEVATI LIVELLI DI HDL AUMENTANO RISCHIO INFARTO” Se finora sono stati gli stessi medici a spiegare ai loro pazienti che un alto livello di colesterolo "buono" avrebbe ridotto i rischi di infarti, adesso le cose cambiano ed un mito, inevitabilmente, è destinato a crollare. Marc Allard-Ratick, della Emory University School of Medicine di Atlanta ha infatti ribadito come da uno studio condotto dal suo team le cose sembrerebbero essere del tutto diverse. Dalle ricerche è emerso che alti livelli di Hdl aumentano il rischio di attacchi cardiaci o morte per cause cardiovascolari. Addirittura, quando superano i 60 milligrammi per decilitro di sangue il pericolo di infarti o decessi raddoppia. Dunque, secondo lo studioso, il colesterolo è buono ma non sempre e non per tutti. Alla luce dei risultati ottenuti dalla nuova ricerca, dunque, per i cardiologi "potrebbe essere il momento di cambiare la nostra visione del colesterolo buono", anche alla luce di un altro aspetto particolarmente insidioso. Allard-Ratick ha aggiunto: "I nostri risultati sono importanti perché contribuiscono a un numero sempre crescente di prove sul fatto che concentrazioni di colesterolo Hdl molto alte nel sangue potrebbero non essere protettive" ma soprattutto perché, "a differenza di molti altri dati attualmente disponibili, questo studio è stato condotto principalmente su persone con cardiopatia". E' chiaro che serviranno altri studi per giungere alla piena conferma di quanto finora emerso ma certamente questo già basta a cambiare le carte in tavola. (Aggiornamento di Emanuela Longo) CROLLA UN MITO PER LA CARDIOLOGIA Da sempre si è pensato che il colesterolo buono fosse in grado di difendere il nostro organismo da quello che veniva additato come cattivo. Nel recente Congresso della società europea di cardiologia di Monaco di Baviera però qualcosa è cambiato. Durante questo è stato annunciato uno studio americano che ha insinuato nuovi dubbi. Un valore elevato di Hdl nelle analisi del sangue infatti non rappresenta una protezione nei confronti del cuore e delle arterie come si credeva. A parlarne è stato Marc Allard-Ratick, ricercatore dell'Emory University School of Medicine di Atlanta. Questi ha specificato, come si legge su Quotidiano.net, che: "Da anni ci ripetiamo che un livello alto di Colesterolo HDL ci protegge, ma i risultati della nostra indagine vanno a smentire quello che è solo un luogo comune". NUMERI E STATISTICHE Lo studio che viene da Atlanta svela che quando la concentrazione di colesterolo HDL supera 60 milligrammi per decilitro di sangue allora raddoppia il rischio di infarto, morte improvvisa per problemi cardiovascolari o attacco cardiaco rispetto a quando questo si trova tra i 41 e i 60. Fino a questo momento le lipoproteine ad alta densità erano considerate praticamente curative perché le HDL andavano ad allontanare il colesterolo dalle arterie per riportarlo al fegato in grado di smaltirle. Nonostante questo è stato ribadito che un valore troppo basso di Hdl aumenta il rischio di andare incontro all'arteriosclerosi. La scoperta sta quindi nel fatto che il valore debba essere sì alto, ma non troppo.

colesterolo sangue hdl dieta

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Il Centro Medico Medialife C.M.M. è una struttura sanitaria diagnostico-terapeutico che opera in regime privato – poliambulatorio specialistico nelle branche di Cardiologia, Ginecologia ed Ostetricia, Dermatologia e Chirurgia Estetica, Urologia, Pneumologia ed Allergologia, Ortopedia e Traumatologia, Chirurgia Vascolare, Medicina Generale, Nutrizione Umana e Sportiva (L.R. 8/2004, art5,co. 1 Lett. B).

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Ambulatorio Cardiologico - Dott. Antonio Amico

Ospedale S. Giuseppe - Copertino / Poliambulatorio ASL - Taviano

Ambulatorio del Dott. Antonio Francesco Amico. Direttore della Cardiologia UTIC (Unità Terapia Intensiva Coronarica) degli Ospedali di Copertino e Galatina. Attraverso questo sito sarà possibile comunicare con il Direttore direttamente, previa iscrizione autorizzata da parte dello stesso Dott. Amico. Potranno essere invviati messaggi, immagini o video

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Piazza Giulio Cesare, 11, Bari, BA, Italia

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Unità Operativa Complessa di Cardiologia “Luigi Colonna”

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